Per ricordare un grande artista, a 16 anni dalla sua scomparsa...
La poesia "Principe Desiderio" è stata scritta da Augusto dopo la morte di Dante Pergreffi, bassista dei Nomadi, che ha preceduto di appena 5 mesi la sua.
E' stata musicata da:
Elya
Pino Ferroni
Raffaele Pallozzi
Arrangiata e prodotta da: Fabio Colella
E' contenuta nel disco di esordio di Elya, "Brivido", i cui proventi saranno destinati all'associazione "Augusto per la vita".
www.elya.it
www.augustoperlavita.it
Il testo integrale della poesia:
PRINCIPE DESIDERIO
Mi è stato promesso in giorni di sole malato,
il sapore amaro della morte,
ma io non lo conosco ancora.
Conosco però l'impotente bestemmia rabbiosa, lacrimosa
che sale da dentro
per ognuno che parte così all'improvviso senza lasciare indirizzo.
Dietro le spalle solo grandi stanze,
vuote, lunghe, troppo alte, troppo buie.
Io non lo conosco ancora
questo viaggio che immagino faticoso e senza speranza.
E vedo ogni giorno che passa,
ogni ora,
pieni di...
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Il gran finale!
Bellissima conclusione...
Francesco Guccini in concerto
Spoleto - piazza del Duomo
18 settembre 2008
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato....
Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
UN ALTRO GIORNO E' ANDATO
E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito,
quanto tempo è ormai passato e passerà!
Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri,
l'oggi dove è andato l'ieri se ne andrà.
Se guardi nelle tasche della sera
ritrovi le ore che conosci già
ma il riso dei minuti cambia in pianto ormai
e il tempo andato non ritroverai.
Giornate senza senso, come un mare senza vento,
come perle di collane di tristezza.
Le porte dell'estate dall'inverno son bagnate
fugge un cane come la tua giovinezza.
Negli angoli di casa cerchi il mondo,
nei libri e nei poeti cerchi te,
ma il tuo poeta muore e l'alba non vedrà
e dove corra il tempo chi lo sa
Nel sole dei cortili i tuoi fantasmi giovanili
corron dietro a delle Silvie beffeggianti,
si è spenta la fontana, si è ossidata la campana
perchè adesso ridi al gioco degli...
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L'atmosfera nella piazza del Duomo di Spoleto, nella fredda (ma solo climaticamente) attesa del concerto di Guccini :-)
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato....
Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato.... Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato....
Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
ESKIMO
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...
Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...
Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...
E quanto son cambiato da allora e...
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato....
Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
SU IN COLLINA
Pedro, Cassio ed anche me, quella mattina
Sotto una neve che imbiancava tutto
Dovevamo incontrare su in collina
Laltro compagno, Figl del Biondo, il Brutto
Il vento era ghiacciato e per la schiena
Sentivamo un gran gelo da tremare
Cera un freddo compagni su in collina
Che non riuscivi neanche a respirare
Andavamo via piano, E te cammina!
Perché veloci non si poteva andare
Ma in mano tenevam la carabina
Ci fossero dei Crucchi a cui sparare
Era della brigata Il Brutto su in collina
Ad un incrocio forse cera già
E insieme allaltra stampa clandestina
Doveva consegnarci lUnità
Ma Pedro si è fermato e stralunato
Gridò Compagni mi si gela il cuore
Legato a tutto quel filo spinato
Guardate là che cè il Brutto, è la che muore
Non capimmo più niente e di volata
Tutti corremmo su per la stradina
Là cera il Brutto tutto...
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Alcune delle grandissime emozioni che un Francesco Guccini in splendida forma ci ha regalato....
Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
TI RICORDI QUEI GIORNI
Ti ricordi quei giorni?
Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano...
Ti ricordi quei giorni?
Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano,
vicino a te,
vicino a me
e ci parlammo ognuno per lasciare qualcosa,
per creare qualcosa, per avere qualcosa...
Ti ricordi quei giorni?
I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava
e ti stringevi a me nella mia stanza,
quasi un respiro, poi mi dicesti "Basta,
perché non voglio guardarti,
perché ho paura ad amarti".
E dicesti, e dicesti e dicesti...
Le tue parole
quasi io non ricordo più,
ma nemmeno tu ricordi niente....
Ora dove sei e che gente
vede il tuo viso e ascolta
le tue parole leggere,
le tue sciocchezze leggere,
le tue lacrime leggere,
come una volta?
Che cosa dici ora
quando qualcuno ti abbraccia
e tu nascondi la faccia
e tu alzi...
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Spoleto (piazza Duomo) - 18 settembre 2008
FAREWELL
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent' anni portati così,
come si porta un maglione sformato su un paio di jeans;
come si sente la voglia di vivere
che scoppia un giorno e non spieghi il perchè:
un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è.
Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani,
giorni a chiedersi tutto cos' era, vedersi ogni sera;
ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale,
ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale
e sentire i tuoi passi che arrivano, il ticchettare del tuo buonumore,
quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore.
Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova,
era tanto potere parlarci, giocare a guardarci,
tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino,
religione del tirare tardi e aspettare...
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